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Ritratto fotografico di Felice Pedroni




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Un immagine della città di Fairbanks intorno agli anni '20

Felice Pedroni

Nato a Trignano di Fanano nel 1858, Felice Pedroni rimase orfano di padre giovanissimo. Privo di mezzi ma intraprendente e coraggioso, a 23 anni decise di partire per l'America, dove intraprese i mestieri più vari.
Dopo avere lavorato nell'Illinois e nell'Indiana, Felix Pedro (così cambiò il proprio nome dopo l'arrivo oltreoceano) decise di unirsi alla grande schiera di avventurieri che, sfidando le condizioni climatiche impossibili, partivano in cerca dell'oro in Alaska.
Dopo un primo periodo di grande sofferenza, tra fame, freddo e solitudine, Felix il 22 luglio del 1901 trovò l'oro in una zona 400 km a nord del golfo dell'Alaska. Pedroni riuscì ad ottenere la concessione statale per l'estrazione e divenne nel giro di pochi mesi il presidente del nuovo distretto minerario: Fairbanks (tuttora attivo).
In pochi anni l'agglomerato di baracche diventò dapprima un paese, poi una città: oggi Fairbanks è la seconda città dell'Alaska (dopo Anchorage).
La storia di Felice Pedroni non seguì però le sorti felici della città: dopo avere sposato Mary Doran, donna inglese di dubbia moralità e scarsissimi scrupoli, nel 1910, a 52 anni, perde la concessione della miniera, ritrovandosi più povero di quanto lo fosse all'arrivo in Alaska. Morì poco dopo per un infarto (secondo le fonti ufficiali).
Le cause della scomparsa di Felice Pedroni rappresentano però un vero giallo: quando circa 70 dopo la morte la salma fu ritrovata e riportata in Italia, si scoperse che Pedroni era stato imbalsamato e seppellito in frack (elementi che inducono a pensare che al momento della morte la sua situazione finanziaria non fosse tanto precaria), e risultarono ancora visibili i segni di una stilettata al collo.
Di certo il silenzio della moglie Mary Doran, vissuta a lungo dopo la scomparsa del consorte, sul vero svolgersi della vicenda non consentì di punire il probabile onmicidio , ma contribuì ad aumentare la fama e la leggenda di Felice Pedroni.



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