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APPUNTI DI VIAGGIO
SU FELICE PEDRONI
Di Felice Pedroni, l'esploratore di Trignano, il cercatore d'oro che fondò la città di Fairbanks, si conosce, oggi, quasi tutto. Nato nel 1858, era il più giovane di sei fratelli, e lasciò Trignano, un borgo di poche case nel comune di Fanano, per recarsi prima in Francia, dove lavorò nelle miniere, e quindi oltreoceano. Si dice che non bevesse, e chi lo ha conosciuto raccontava che era in grado di lavorare come un mulo. Trovò l'oro, in Alaska, il 22 luglio del 1902, nel luogo che si chiamò da quel momento Pedro Creek, presso Fairbanks. Il resto della storia, che assomiglia in qualche particolare a una leggenda, racconta di un matrimonio con una donna irlandese, di un ritorno a Trignano quasi in segreto, e di una morte misteriosa, a 52 anni. Oggi Felice Pedroni è sepolto nel cimitero di Fanano. Ci pare che non bastino, tuttavia, gli studi che si sono pubblicati, specie in questi anni (tra gli altri si ricordino C. Bonvicini, La corsa all'oro di Felice Pedroni, "Il Resto del Carlino", 15 ottobre 1972; M. Castelli, Felice Pedroni, "La Musola", 51, 1992; V. Muratori, Arrivò solo nel paese dell'oro in Alaska, "Oggi illustrato", 18 dicembre 1974; idem, Un giallo in Alaska nel 1910. Gli Italiani e la febbre dell'oro, "Storia illustrata", 322, 1984; P. Stanton, Le spoglie senza riposo di Felix Pedro, "The Seattle Time", 21 May 1972; M. Turchi, Felice Pedroni e Felix Pedro, um [sic] emigrante fananese, "Fanano fra storia e poesia", 8, 1997; idem, Altre notizie su... Felice Pedroni, "Fanano fra storia e poesia", 9, 1998). La storia di Felice Pedroni, infatti, è una di quelle storie che inviterebbe, in primo luogo, ad "andare a vedere", a muoversi sui suoi passi. Solo in pochi, oggi, anche tra quelli che ne hanno studiato la vita, si fermano ad esempio nella borgata di Casa Biagio, a Trignano, per visitare le Teggie, il luogo in cui nacque. Proprio lì, invece, si capirebbe molto di quella che alcuni chiamano, in realtà senza sapere, un'avventura. Ciò che Pedroni rappresenta, a livello antropologico, è qualcosa che va al di là delle vere o false notizie su di lui, e al di là della stessa vicenda particolare di cercatore dell'oro: in un mondo moderno che ha perduto gli spazi ignoti, e dove tutto può ormai essere raggiunto, egli incarna soprattutto l'archetipo, remotissimo, dell'uomo che cammina, del viaggiatore che conserva e riunisce lo spazio. Il resto, a ben guardare, è solo una conseguenza.
Ma proprio a Trignano, nella valle di castagni che scende a Rocca Corneta, il torrente che resta ghiacciato per tutto l'inverno può continuare a suggerire una storia che ciascuno è in grado di vivere in se stesso. La vita di questo Trignanese sembra dirci soprattutto questo: che i passi di ogni individuo ripetono in fondo i destini delle grandi migrazioni, e che esistono piste praticabili, proprio vicino a noi, che è ancora possibile seguire. Come a dire che qualscosa dell'Alaska ha sempre vissuto, da molto tempo prima del 1902, nell'Appennino modenese, e che l'essenza del viaggio non ha a che fare con vite di uomini particolari.
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